La sera del 6 aprile,
quest'anno,
un sabato,
sono uscita. Ero in un pub con degli amici. Il posto era stracolmo di persone.
Siamo usciti come ogni sabato.
Abbiamo chiacchierato, riso, mangiato... come al solito.
Era un sabato speciale, però, quello...
Quattro anni fa,
la sera del 6 aprile,
ero in macchina
ad attendere che succedesse qualcosa,
qualsiasi cosa
che ci portasse via di lì.
Ero a cena, quindi e ho pensato, più di una volta, che non abbiamo accennato minimamente a cosa è accaduto quattro anni fa, proprio in quel giorno.
Non se ne è parlato e, guardandomi intorno, ho immaginato che nessuno dei presenti stesse parlando di questo.
Credo che sia stata una decisione netta, tacita, un accordo comune, esorcizzante.
Credo che ognuna di quelle persone, tra una risata e l'altra, abbia rivolto il proprio pensiero almeno per un momento a quello che succedeva quattro anni fa.
Qualcuno forse era in macchina, come me.. qualcun altro probabilmente era già fuggito... tutti eravamo di certo smarriti, persi, increduli, spaventati.
L'altra sera nessuno ha accennato a quanto successo.
Non so come pensare a questo. Di certo il non detto, a volte, fa molto più rumore delle parole.
I nostri pensieri facevamo rumore.
Potevo sentirli, immaginarli, toccarli quasi.
Ma il senso di auto protezione che ci accomuna ci ha permesso di nasconderli con un sorriso, una battuta e un bicchiere di birra.
E andiamo avanti.
...
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